Sono tre le immagini più emblematiche
- il sorriso di una bambina down che mi ha conquistato in un istante
- il sorriso di una nonnina alta 1,60 e dolcissima come una bimba
- le maioliche delle piscine dei malati con l’immagine del cieco guarito da Gesù
La mia Lourdes è un pò questa. Tanti incontri inaspettati e tanto silenzio. Ma anche riflessioni, esami di coscienza, chiacchierate, sorrisi. C’era un aria strana che non lasciava indifferenti al di là dell’essere credenti o no.
Ho visto il mondo da una visuale diversa come quando ti sposti per guardare un oggetto da un’altra inclinazione. Le grandezze, le priorità e i colori cambiano. E in questo cambio di visuale i significati di molte domande arrivano quasi inaspettatamente.
La forza dei malati e la loro serenità
L’ipocrisia formale di certi volontari
La fatica
La sensazione di pace davanti alla grotta
Il bigottismo
La notte e le sua carica meditativa
La fede sincera
La condivisione delle esperienze
Il viaggio in treno: una piccola comunità itinerante
Nizza, Montecarlo, Marsiglia, il Frejus di notte
Le sorelle e i barellieri di tutte le età
Quello che porto a casa: la cosa più importante

Si, dev’essere stata un’esperienza che lascia il segno, non molti potrebbero cogliere quello che tu hai invece scorto, offuscate dall’ipocrisia come solo le persone possono essere.
E’ un viaggio che farei… o forse no, non lo so… DI sicuro cambierei in qualcosa…
Ciao
troppo gentile, di certo anche tu coglieresti molto e probabilmente anche in modo imprevedibile
è un viaggio che magari ti capiterà di fare, anzi te lo auguro!
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