la prendo e la lascio a spezzoni, qualcosa ne nascerà comunque.
inizia così:
”
Ora che stai leggendo queste righe sai già com è andata a finire.
Ti invidio sai? Io son qui e devo ancora decidere. E tu conosci l’esito di quella che sarà la mia scelta.
Non ti ho raccontato tutto di quelle 37 ore.
Molto si ma non tutto.
Certi incontri li ho tenuti per me, altri sono stati puramente casuali.
Il caso, il caso.. ha mosso tante cose il caso.
Non dico solo in quelle 37 ore ma anche nei 30 anni prima.
30 anni e 37 ore di caso.
È che io, tu, loro, noi insomma eravamo alla finestra e guardavamo da un’altra parte mentre lui passava, costruiva e progettava.
Mi hai detto tante cose Oracolo, io non le condivido tutte ma ti assicuro che ci ho riflettuto ampiamente.
Ah, sto scrivendo su un foglio stropicciato: l’ha lasciato cadere un bambino che giocava sulla panchina. Mi ha sorriso, ci ha provato almeno, e poi ha aperto la mano: il foglio è planato per terra.
Forse me lo voleva dare.
Penso.
Io l’ho guardato mentre una donna strattonava via il piccolo.
Poi mi sono alzato, l’ho preso e ho iniziato a scriverti.
Scriverò anche lei? Credo di si. Ma non è semplice, proprio no. L’ho incontrata, già ma tu non lo sai.
Stai sorridendo vero, ti immagino. E sorrido pure io.
Oracolo ti voglio bene e in un modo o nell’altro mi farò vivo.
Dammi solo il tempo di trovarmi.


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