vero che non scrivo più all’Arena ma ho amici e conoscenti tra i collaboratori: sto seguendo i risvolti – poco simpatici – legati alla nuova foliazione. in particolare, a pagina 13 di oggi:

Costretti a scioperare perché vogliamo lavorare di più e meglio: se da venerdì i lettori non troveranno in edicola L’Arena, sarà perché ai giornalisti non resta altro che scioperare, in difesa del diritto all’informazione e per il bene del giornale.

L’Arena esce da mercoledì 4 luglio nel nuovo formato solo perché la redazione, che per tempo aveva previsto e segnalato — inascoltata — tutte le difficoltà, ha accettato di fare negli ultimi 12 giorni il lavoro di preparazione che si poteva e doveva programmare in due anni.

Abbiamo dovuto accettare di arrivare in edicola senza aver avuto modo di stampare un numero zero, con il sistema editoriale non completamente messo a punto e, soprattutto, con una foliazione che penalizza fortemente il nostro lavoro e priva i lettori di informazione.

I redattori dell’Arena, allarmati per le conseguenze che i ridotti spazi informativi potranno avere anche sulle vendite del giornale, si appellano al direttore responsabile affinché faccia valere le sue prerogative con l’editore e rivendichi il ruolo primario dell’informazione.

Il Comitato di redazione

1 commento »

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un mundo

ammirato (anzi: esplorato: è un viaggio mentale) al reina sofia.
inspirational.

the best

per il tempo che passa e la fretta di perdere i momenti migliori, il mio piccolo antidoto è ricordare di ogni giorno l’istante più bello da portare con me. un diario di bordo molto minimo per non dimenticare che le cose minime sono spesso le  più grandiose

forever delayed

aldo

non è un paese per vecchi si dirà, e onestamente non è neppure troppo un paese per giovani, ma il ricordo e la gratitudine non se ne vanno.
la stima, la presenza. il fatto di aver creduto e aiutato un gruppo di ragazzi. di aver costruito dove altri hanno distrutto e continueranno a farlo. di aver cercato di creare ponti mal sopportati. il piacere di aver lavorato con te. buon viaggio aldo

la tristezza passerà, i semi gettati no: sapranno crescere.

Days With My Father

mi ha straziato dolcemente per la bellezza e la sincerità: Days with my Father

e anche per la condivisione di certi pensieri e immagini.

La foto #35 ferma il tempo. Tutti gli scatti sono eterni, ma questo in particolare.

the road

film di un pessimismo glaciale (ben abbinato a questo weekend perfetto per ottobre) e tagliente, duro. un pezzo di pietra. eppure bello, molto bello. Cormac Mccarthy in fondo non scrive favole per bambini: le sue storie sono stupendi pugni da knock out.

sono andato al tappeto anche sto giro.

dettagli #7

chi non ricorda più il bene che gli è toccato è vecchio nell’anima (tradizione cinese)

sabato pomeriggio

per viaggiare c’è un momento speciale, per me è il sabato pomeriggio. In giro per l’Europa ho respirato l’aria migliore in quel giorno, in quelle ore. frutto di tante coincidenze: il sabato è caduto sempre come ultimo giorno della partenza, attimo di relax dopo le tappe turistiche e sorso finale prima di tornare a casa. i momenti finali, di transizione restano come i più marcati nella memoria, sarà anche per questo.
A Barcellona ho toccato la magia del barrio gotico e di barceloneta, a Madrid una cerveza in scioltezza mescolato tra i madrileni, a Londra l’immersione in Camden Town, a Zurigo il piacere di una passeggiata in centro tra uno starbucks e un sushi. tanto per dirne alcuni.

buon lavoro

Osservandoti nella vita quotidiana con attento interesse, con l’intenzione di capire piuttosto che di giudicare, nell’accettazione completa di qualunque cosa possa emergere, per il solo fatto che è lì, tu dai modo a ciò che è profondo di venire in superficie e di arricchire la tua vita e la tua coscienza con le sue energie imprigionate.

Questo è il grande lavoro della consapevolezza: rimuove gli ostacoli e libera le energie tramite la comprensione della natura della vita e della mente. L’intelligenza è la porta della libertà e l’attenzione cosciente è la madre dell’intelligenza».

(Maharaj)

il penultimo bacio o bashert

(la villa del pranzo sembrava davvero quella de “L’ultimo bacio”)

matrimonio di un coetaneo, sono 30 anni ormai, e mi sento bene. è la sensazione appagante che la vita corre e scorre in modo interessante.
bene per gli sposi, bene per i dettagli, bene per l’atmosfera attorno.
per ricordare questo momento, dedico una foto istantanea: bashert, rubando un termine yiddish che non vedevo l’ora di utilizzare in qualche modo.

è un concetto affascinante, figlio di una cultura altrettanto affascinante: per definirlo, eccolo espresso con colore in questo post (complimenti all’autrice)