tanto ignorato quanto originale, forse anche noi italiani abbiamo avuto un nostro Borges e non ce ne siamo accorti.
buzzati ha scavato (e le sue pagine continuano a farlo) nelle pieghe della gente, con un tocco profondo.
è giocoso, ambiguo, rivelatore e talvolta molto disincantato. credo ci voglia tanta tristezza per arrivare a vedere certi punti oscuri.
ammettere che esistano è, da solo, sinomino di arresa incondizionata.
Borges più visionario e sognatore, Buzzati forse più Esopo e Poe in certi tratti.
peccato se ne parli tanto poco: ricordo di averlo incrociato alle scuole medie con “Il colombre” e al liceo con “Il deserto dei Tartari”. stop.
troppo poco