dettagli #3

trovare scuse alle nostre sconfitte guardando l’età di chi ha fatto meglio di noi. o accampando altri confronti piuttosto pretestuosi

“chiaramente c’è riuscito, è più vecchio di me, ha avuto più tempo”
“chiaramente c’è riuscito, è cresciuto in un ambiente migliore”
“chiaramente c’è riuscito, lui non ha dovuto affrontare come me quel..”

chiaramente, argomentazioni fragili, buone solo a tirare la coperta nell’inutile tentativo di coprirci.

comuni nella rete

divertente scriverlo: i risultati giudicate voi: Comuni nella Rete

dettagli #2

il programma musicale ke in italia nn avremo mai o almeno con grandi difficoltà: Later with Jools Holland. Musica suonata dal vivo per davvero, un conduttore che di musica ne sa e nn disdegna di strimpellare con gli ospiti, mostri sacri e artisti emergenti. i muse che fanno “feeling good” e Jools li accompagna al piano: ho reso l’idea?

si, la tv italiana ha ben altri problemi ma manca anche di questo: uno spazio reale per la musica reale. fortuna c’è youtube: cliccate e curiosate.

velocità

sarà un post pieno di citazioni. ogni tanto ci vuole

retwitto calvino e leopardi, e anche un pò alexandros:

La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee così rapidamente succedentesi, che paiono simultanee, e fanno ondeggiare l’anima in una tale abbondanza di pensieri, o d’immagini e sensazioni spirituali, ch’ella o non è capace di abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio, e priva di sensazioni

La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura;

bucefalo, tu sarai la velocità che cerco

c’è bisogno di velocità. mentale e nell’agire. quando è arrivato il momento di agire si va, senza esitazioni.

ultimo quote da coelho:

Un guerriero della luce non rimanda le sue decisioni. Egli riflette a lungo prima di agire. Considera il proprio addestramento, la propria responsabilità e il proprio dovere di maestro. Cerca di mantenere la serenità e analizza ogni mossa come se fosse la più importante. Tuttavia, nel momento in cui prende una decisione, il guerriero agisce: non ha più alcun dubbio su ciò che ha scelto‚ non cambia rotta se le circostanze sono diverse da come le immaginava. Se la decisione è giusta, vincerà il combattimento, anche se dovesse durare più del previsto. Se è sbagliata, sarà sconfitto e dovrà ricominciare tutto da capo, con più saggezza. Ma un guerriero della luce, quando comincia, va fino alla fine

io ti vedo

suerte al cinema

i film visti al cinema per caso o per forza: si insomma, quelli che vai per fare compagnia a qualcuno, strattonato o senza convinzione.
oppure a caso, ad istinto, senza aver letto nulla di trama e recensione.

ho 2 titoli e mezzo “fortunati”. Matrix, il primo: visto al cinema su insistenza di un’amica, una domenica pomeriggio di settembre del 1999. avevo visto si e no un trailer di sfuggita. senza emozione. bè il resto è noto.

Eternal sunshine of a spotless mind. questo scoperto per caso, spiando qualche recensione ma superficialmente. visto in seconda fila, con una persona al tempo molto importante. il film è un capolavoro e “parlava” un pò di noi. fantastic.

il mezzo è Dodgeball. una cavolata ma assurde risate in compagnia.

(sul filo del fuorigioco potrei mettere anche “Immortal ad vitam” intravisto per caso nei trailer di qualche film.. alcuni amici mi odiano ancora)

ma la ruota nn gira sempre bene. il peggior film che ho visto al cinema, ever: Birth – Mi chiamo Sean. trascinato di forza e nn ho cambiato assolutamente idea.

voi che mi raccontate?

email verso il futuro

non riesco proprio a trovarlo ed è un peccato. su wired o gq (aiutatemi please) un articolo scritto da qualche top di Microsoft (??) o chi per lui.
il nocciolo del discorso è: ha due figli piccoli e vuole raccontare già da ora la sua vita, le sue emozioni, ciò che prova ogni giorno.

E lo fa inviando già da ora email indirizzate a loro, naturalmente verso una casella email che a tempo debito scopriranno.
Mi ha colpito, penso lo imiterò: mi prendo per tempo

è una possibilità che ci regala il web (chiamiamolo in modo generico). la nuova generazione (i nativi digitali) sono e saranno sempre più oggetto di foto, video, social network, fino dai primi giorni di vita. e questo suona già strano. se guardo ai miei ricordi ho il classico album, le foto di gruppo nelle gite, i sacramenti e stop, almeno fino ai tempi del liceo. poi lì qualcosa si era già smosso: le prime macchine fotografiche low cost. ma fermiamo qua l’amarcord.

i nativi si sentiranno profondamente digitalizzati, potranno vedersi e ascoltarsi. ed è un bel punto.
ma scrivere, se permettete, ha uno spessore diverso. racchiude emozioni davvero più radicate. un padre e una madre che descrivono il loro presente, un regalo molto particolare.

complimenti ignoto ideatore, grazie per l’ispirazione

in un pezzo di carta

ai tempi di internet conservo un amore profondo per la carta e la penna. tutto quello che penso o immagino passa da lì.9 volte su 10 arriva poi su un file, ma la sensazione di scrivere e tratteggiare ecco, è tutta un’altra cosa. non posso privarmene. (dove pensate sia nato questo post ?)

di più: chi mi conosce bene lo sa, riciclo in modo compulsivo tutta la carta che mi sta attorno. ho un rispetto quasi sacro per un foglio bianco: è un mondo che si apre, la chiave per mille alternative, un’infinita possibilità. che è anche possibilità di sbagliare, cestinare, ricominciare da capo.
il foglio vissuto racconta tanto di chi l’ha riempito.



partenza lenta

bloggo con lentezza in questo inizio 2010. se vi manco un pò vi invito formalmente su twitter

dettagli +

prima dell’estate lo voglio finire: prendiamolo come un impegno barra promessa.

avevo già postato l’intro qualche mese fa, almeno credo. intanto vi condivido le prime pagine.
c’è già un titolo anche, ma per quello c’è tempo.

Ora che stai leggendo queste righe sai già com è andata a finire.
Ti invidio sai? Io son qui e devo ancora decidere. E tu conosci l’esito di quella che sarà la mia scelta.
Non ti ho raccontato tutto di quelle 37 ore.
Molto si ma non tutto.
Certi incontri li ho tenuti per me, altri sono stati puramente casuali.
Il caso, il caso.. ha mosso tante cose il caso.
Non dico solo in quelle 37 ore ma anche nei 30 anni prima.
*30 anni e 37 ore di pura caso, a parte quella mia decisione..
*È che io, tu, loro, noi insomma eravamo alla finestra e guardavamo da un’altra parte mentre lui passava, costruiva e progettava.
Mi hai detto tante cose Oracolo, io non le condivido tutte ma ti assicuro che ci ho riflettuto ampiamente.
In parte ti odio ma per il più ti voglio bene. Accidenti, sono riuscito a dirlo..

Ah, sto scrivendo su un foglio stropicciato: l’ha lasciato cadere un bambino che giocava sulla panchina. Mi ha sorriso, ci ha provato almeno, e poi ha aperto la mano: il foglio è planato per terra.
Forse me lo voleva dare.
Penso.
Io l’ho guardato mentre una donna strattonava via il piccolo.
Poi mi sono alzato, l’ho preso e ho iniziato a scriverti.

Scriverò anche lei? Credo di si. Ma non è semplice, proprio no. L’ho incontrata, già ma tu non lo sai.
Stai sorridendo vero? ti immagino. E sorrido pure io.

Oracolo ti voglio bene e in un modo o nell’altro mi farò vivo.
Dammi solo il tempo di trovarmi.

My

“My ha il casino del sangue” e due occhiate alla sua stanza bastavano per spiegare il concetto.
Il letto serviva anche da libreria e da armadio, l’armadio (parzialmente montato) serviva da dispensa e magazzino, il resto serviva per avere almeno uno spazio per camminare.

Di fronte a tanta confusione, lui per primo si stupiva di quello che aveva progettato. Forse aveva tirato fuori la sua anima razionale e organizzatrice, ben chiusa sottochiave in qualche angolo del suo cervello.
Erano mesi che ci ragionava, in modo prima casuale e poi sempre più convinto.

Ricordava abbastanza bene l’inizio di tutto ma nn sapeva proprio immaginare come sarebbe andata a finire.
Di certo lo aspettavano due giorni molto intensi.
Pianificati da tempo, tra molti ripensamenti e diverse idee, quella data era arrivata, prendendolo anche un po’ alla sprovvista.

La scelta in sé non gli faceva paura, no anzi: era qualcosa che aspettava da tanto, tanto tempo.
Il resto però si, lo inquietava sottilmente, avrebbe voluto disfarsene in un istante ma non era possibile, non era così che poteva andare.

Lui voleva chiudere il cerchio e poi riaprirne un altro, chiudere e poi aprire. E mentre pensava disegnava cerchi concentrici sulla sua moleskine.
Chiudere e aprire, o forse aggiungere ancora piu caos.
sarà ma tanto nn c’era nulla da perdere.

Dunque i fogli.. i fogli erano.. sul tavolo no, dentro il portatile no, dentro il forno.. no decisamente no..
ovviamente erano sotto il letto, li aveva letti un attimo prima di crollare addormentato.

In quei fogli di carta aveva raccolto e sintetizzato, in un certo senso, la sua vita fino a quel momento. L’agendina, una Moleskine rossa, l’aveva acquistata una settimana prima, in una libreria carina ma proprio nascosta. una via introvabile. e per fortuna esistono ancora librerie a misura d’uomo.

Dunque, sette giorni fa.

Con pazienza, aveva annotato le cose che lo stavano aspettando.
Aveva fissato quelle parole, strappato fogli, messo nel cassetto l’agendina e le idee.
aveva riempito, anzi fatto tracimare, il cestino della carta con tutti i suoi fogli appallotolati in un mix di nevrosi e ansia.
Era un chiodo fisso e non ne voleva sapere di andarsene.
Dai.. dai.. dai..
La decisione poi era arrivata. definitiva.

Così 5 giorni prima, alle 3 di notte, lo schema era pronto. Si sentiva un pò il fratello furbo di Prison Break: aveva la mappa.
Alcuni appuntamenti sembravano non volerci entrare, c’era voluta tutta la pazienza che non aveva per incastrare, convincere, trovare un equilbrio.

6 persone e mezzo ora lo aspettavano. Loro riassumevano alle perfezione i suoi primi 30 anni di vita, le cose migliori e peggiori che aveva conosciuto. Qualcuna mancava ma non poteva farci nulla.

6 nomi (e mezzo) segnati in nero sulle sue pagine e accanto loro alcune domande che teneva, dentro di sé, da chissà quanto. Le risposte esistevano da qualche parte? Chi poteva saperlo. Forse.
Non ci sperava.

Doveva farlo e basta.
Voleva farlo.

“Tutto doveva iniziare”. wow, che pensiero solenne per cominciare.