mi rendo conto di pensare troppo a Berlino in sto periodo.
Living indeed
mi rendo conto di pensare troppo a Berlino in sto periodo.
.. sono tornato prima del previsto, spinto da Facebook e da uno “stato”:
e poi non venitemi a dire che a Casaleone non si fa mai niente! è la gente che non si sveglia…
già già.
“sindrome da piccolo paese”:
vivo in un paese della minchia e quindi, per forza, non succederà mai nulla.
nulla di rilevante.
sempre e comunque. tutto ciò che vi viene organizzato è banale, poco importante, inutile dai..
è una regola. una certezza
cosa può succedere a Casaleone di interessante?
(potete sostituire “Casaleone” col nome del vostro paese nativo)
alibi affascinante.
continuate pure a lamentarvi.
siete voi che fate piccolo il vostro paesello. non viceversa
sto un pò trascurando il blog: intanto leggetemi su twitter e su friendfeed
torno subito
sai, hai vinto un premio che nessuno si aspettava, o almeno non ora.
è stata una bella sorpresa, non per tutti ovviamente.
a Stoccolma però hanno avuto coraggio e lungimiranza. mi sbilancio: forse addirittura saggezza.
un nobel per la pace te lo meriti, ma lo ribattezzerei nobel per la speranza.
yes, hai ridato speranza e voglia di osare, credere.
hai dimostrato che in fondo anche l’impossibile sa realizzarsi.
e chi è in grado ormai di ridare voglia di sognare ad un pianeta intero?
spesso diventa complicato insegnare a sognare anche ad un bambino.
te lo sei meritato sto premio.
i sogni non hanno valore: sono inestimabili
buon lavoro
la prossima idea suona così:
“bella gente” (plagiato liberamente dal Jova) significa gente interessante, varia, che ha qualcosa da fare e da dire. gente con cui lavoreresti, ti berresti una birra o 2, immagineresti grandi progetti. gente che voglio sentir parlare.
una serie di interviste, vediamola così. molto “take it easy”
ps: vi sentite “bella gente” inside? scrivetemi, magari facciam 4 chiacchiere e le postiamo sul blog
(tratto da Repubblica) + grassetto mio
Michael Jordan diceva di essere diventato il migliore perché aveva sbagliato novemila tiri. Lei dice che Mozart da bambino era un pessimo compositore. Ma chi ascoltava i Beatles ad Amburgo, all’inizio, non doveva avere comunque la sensazione che, ehi, quelli sarebbero stati i Beatles?
“No. Quelli che diventeranno fuoriclasse possono essere mediocri lungo la strada per riuscirci. Se un talent scout ad Amburgo si fosse alzato prima della fine del concerto rinunciando a segnalare quei quattro a una casa discografica non avrebbe sbagliato. Che il talento sia visibile sotto una superficie trasparente è un’illusione. Lo vedi alla fine, quando sboccia. Devi aspettare“.
Potrà sembrare curioso chiederlo a uno che ha scritto una “teoria del successo”, ma è una cosa così importante averlo? È necessario essere approvati da una società che giudica con questi criteri? E guardando chi ha successo oggi, non esattamente dei Beatles, non è legittimo aver voglia di fallire?
“Concordo sul fatto che il successo non sia un punto d’arrivo. Il punto d’arrivo è fare qualcosa di significativo. Non è avere ricchezza o fama, ma trovare un senso per il proprio operato. Chi ci riesce ha il vero successo. E sono meno di quelli che ottengono soldi o celebrità”.
poca gente: quanti sacrificherebbero un venerdì sera per un incontro dedicato all’integrazione culturale?
ma quante sensazioni. sapevamo che erano temi delicati e non facili, ma non mi aspettavo però 2 ore così intense di emozioni. le testimonianze hanno fatto trattenere il respiro alla sala. hanno fatto anche sorridere. pensare, tanto. riflettere sulle nostre certezze. guardavo i visi del pubblico e capivo.
è stato un inizio bello e intenso. solo l’inizio. se possibile il bello comincia adesso.
la cena tra 2 settimane, la musica, l’incontro con l’autrice, il gioco di ruolo. l’evento finale che sarà davvero speciale.
ieri sera ho avuto la conferma che l’Arcobaleno ha già colpito nel segno.
e condivido la mia immagine di integrazione.
maggio, londra, durante un breve tragitto in metropolitana.
una carrozza come tante. noi 4 italiani, un papà cinese con la sua bimba, una ragazza africana, una coppia indiana, due turisti tedeschi. tutti normalmente in 10 metri. niente di strano, gomito a gomito.
buon Arcobaleno
se il tuo scopo è grande e i tuoi mezzi piccoli, agisci comunque; perchè solo con l’azione essi possono crescere in te. (A.)
come sarà parlare di integrazione culturale ora e qui?
me lo sono chiesto tante volte. sarà interessante. strano. particolare.
non ho un’aspettativa vera e propria.
vi aspetto nell’arcobaleno.
non venite a parlarmi di destra o sinistra, la situazione dell’informazione in tv sta facendo pena.
non ho aggettivi e preferisco non sguazzare nella melma per cercarli.
non ho antidoti particolari se non spegnerla sta tv.
ci sono i giornali, i libri, internet. tanto basta e avanza.
se hai voglia di sapere trovi tutto o quasi, magari anche troppo.
se non ti va e gradisci la solita melassa..
la cosa migliore che ho visto sulla rai negli ultimi mesi è stata la striscia estiva serale con spezzoni dagli anni 60 in poi. yes, banalità e didascalica ma genuina.
e io non sono luddista, assolutamente no. ma qui c’è proprio da spegnere.
(ci pensavo ieri notte finchè guardavo “il divo”. e stamattina finchè leggevo “l’arte della vita” di bauman. e mentre mi sparavo – ieri notte, stamattina e adesso – sta canzone:
)