“La fantasia è un posto dove ci piove dentro” continua a girarmi per la testa
Living indeed
“La fantasia è un posto dove ci piove dentro” continua a girarmi per la testa
aver voglia di ascoltare sta canzone dopo aver visto l’ultima puntata (4° serie) di Californication
avere la certezza che è ancora un serial fantastico
ClickPark può anche sembrare un’esperienza di 3 giorni, fine a stessa. un veloce weekend immerso e isolato all’interno di un anno.
Non è proprio così: per arrivare ad oggi abbiamo iniziato un cammino di quasi 6 mesi.
yes: la prima volta che è stato pronunciato “Clickpark 2o11″ non era ancora Natale (a dir la verità la primissima volta non era ancora ottobre).
ma io credo fermamente che il bello è viaggiare, non arrivare.
arrivare oggi a questo nuovo Click è stato stra belissimo: impegnativo, sorprendente, stressante ma emozionante.
l’evento in sè è la ciliegina del percorso, e proprio per questo non mi preoccupa il meteo o cosa può succedere in questi giorni.
ascolteremo buona musica, incontreremo amici, lavoreremo gomito a gomito notte e giorno e riapprezzeremo quel gusto Click che spesso crea leggera dipendenza. ci ricorderemo che saremo anche cresciuti, che siamo ormai quasi 60 persone di staff ma l’euforia dell’inizio non ci ha mai abbandonato.
temo anzi sia solo largamente aumentata.
“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla” il Click sarà una delle buone storie che potrò raccontare
visca ClickPark
«Quando andavo a scuola, mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi “felice”. Mi dissero che non avevo capito il compito e io dissi loro che non avevano capito la vita» John Lennon
vi è capitato di leggere “The dead”, il racconto finale di “Dubliners” (James Joyce of course)?
si, sono le letture forzate da liceo, quelle che difficilmente poi riprendi in mano.
cmnq Joyce è inevitabilmente Joyce e nell’ultimo spezzone di “Gente da Dublino” tocca corde sublimi, a suo modo.
La storia è questa. leggetela.
il pensiero della vita e della morte si confonde e si perde (e cosa potrebbe essere altrimenti?) e si snoda in una nevicata silenziosa, senza punti di arrivo. e pazienza. ci pensavo oggi in chiesa: i vivi hanno esigenze e rituali da espletare, i morti no. tutto è per i vivi. e questo dovrebbe forse sollevarci un pò il cuore.
Italian way of life [..]
“accettare una vita di stenti sperando nella volta improvvisa che cambia la vita. Il superenalotto, l’incontro col potente..”
fastidiosamente vero: è un way of life che si respira e si tocca, in modo insidioso
Avete preso lezioni solo da quelli che vi hanno ammirato, trattato con tenerezza e vi hanno lasciato la via libera? Non avete appreso anche grandi lezioni da quelli che vi rifiutano e che si oppongono a voi ostinatamente o che vi trattano con disprezzo o che vi contendono il passaggio?
w.whitman
leggiamo troppo e scriviamo poco. ma è solo una metafora: non dobbiamo ambire a diventare tutti premi Strega.
è solo un immagine, e non certo la più originale possibile, per dire che assorbiamo tutto passivamente e con scarsa resistenza per poi creare solo poche briciole.
mi spiazza Argan: “Chi si rifiuta di progettare accetta di essere progettato” ma non c’è via di scampo, ha semplicemente ragione. lui architetto e designer ma applichiamolo a ogni contesto, applichiamolo al contesto base che è l’esistenza.
mi risuona un pò Heidegger
immagini gli artisti come uomini puri, toccati dal divino, esseri perfetti e rari. e sbagli. l’arte e i difetti possono cmnq convivere. sul Venerdí di Repubblica Walter Fermo racconta Ungaretti che ci provava con le sue studentesse o Calvino invidioso dei nuovi talenti. ci son rimasto un pô male.
è cosî bello mitizzarli e iconificarli. ingenuo ma bello