Incantevole, non trovate?

La parte più gravosa della nostra identità coincide con ciò che gli altri pensano o sanno di noi. Ci guardano e sappiamo che sanno, e con il loro silenzio ci costringono a essere ciò che si aspettano da noi, a comportarci in accordo con le nostre azioni precedenti o con sospetti che abbiamo destato senza esserne consapevoli. Ci guardano e non sappiamo chi vedano, cosa inventino o cosa decidano per noi. Per chi ti incontra sul treno di un paese straniero sei uno sconosciuto che non esiste al di fuori del presente.

(Antonio Munoz Molina, Sefarad)

copio/incollo una mail appena arrivata:

Giornali “Il Verona” in silenzio

Debiti per decine di milioni, quasi 200 posti a rischio, l’Editore pronto a “regalarlo”

Era diventato un’abitudine per molti veronesi. Un giornale gratis, sulle porte dei bar o negli uffici. Da diversi giorni però non si trova più. Il Verona, quotidiano free press della catena E Polis, appartenente al sardo Niki Grauso, è in silenzio.

Motivo: i guai finanziari del suo editore. Grauso avrebbe debiti per una quarantina di milioni di euro, di cui una ventina solo con lo stampatore Seregni Debiti che hanno bloccato i 15 quotidiani locali, tra cui appunto Il Verona, che stampavano 650mila copie. A rischio i posti di lavoro di circa 200 dipendenti. La redazione di Verona aveva continuato a produrre il quotidiano via web, poi lo stop totale. Si parla di trattative per vendere tutto a Paolo Panerai (editore di Class e Milano Finanza) e Grauso si sarebbe detto disposto “anche a regalarlo”.

Ma ci sarebbe da accollarsi i debiti. Altra ipotesi: il fallimento, puntando ad un concordato al minimo possibile con i creditori. L’altro giorno nella redazione cagliaritana del gruppo si sono incontrati i rappresentanti sindacali dei giornalisti delle diverse regioni col presidente di Fnsi, Siddi. Grauso ha commissionato un piano di crisi a un avvocato cagliaritano per avere accesso alla cassa integrazione (che escluderebbe comunque i produttori pubblicitari). E le prospettive sembrano comunque molto oscure.

ora che si fa? La situazione della stampa locale inizia veramente a fare acqua.
Per dare le notizie resta il Web: ma la maggior parte della “gente” non lo utilizza ancora in alternativa alla carta stampata.
però l’unica strada è questa se gli editori stringono i budget.
ma la “gente”, quella che compra ogni giorno, cosa vuole trovare sul giornale? si accontenta oppure no di quello che c’è?

Il libro giusto al momento giusto: ho trovato frasi e pensieri che mi appartengono ora come non mai.
e ho apprezzato un Volo meno cazzone e Peter Pan, con una crescita ben visibile anche nella sua produzione di scrittore. ora, al terzo romanzo, mostra maggiore sensibilità e gusto di analisi per la vita, sempre con la sua ironia, le sue metafore e il suo stile colloquiale.

Consigliarlo è il minimo. Regalarlo è il top e lo farò.

Il mondo delle campane mi era sconosciuto fino a quando Alessio M non mi ha illuminato.
Leggete il suo post nel nostro forum preferito (non vi siete ancora iscritti? è gratis)

Ecco finalmente un breve topic sull’arte campanaria.
eh si cari si tratta di arte e soprattutto di musica.
Contrariamente a quanto pensano in molti sui nostri bellissimi campanili ci sono più campane di solito 5 o 6 nei concerti minori,
per arrivare anche a 9 o 10,disposte su scale musicali per consentire l’esecuzione dei pezzi o suonate.
(dunque non una e basta!!!o non è sempre il disco che canta!!!).
(continua a leggere)

filmoni da tutto esaurito.
devono vivere in un’aurea mediocritas, insomma dei polpettoni con tutti i gusti dentro.
un pò di divertimento, un pò di azione, un pò di mistero, un pò di amore/buoni sentimenti, un finale felice.
poca violenza, poco sesso, cattivoni devono perdere, politically correct. effetti speciali? volentieri.

i blockbuster devono piacere a tutti e non urtare nessuno, stare insomma nel mezzo. aiutare a far passare il tempo e intrattenere.
divertissment insomma.

esempio? i transformers. a me è piaciuto, è divertente, mi ha ricordato un pò indipendence day un pò american pie, con contorno di effetti speciali naturalmente.
la storia può piacere a tutti, nn è complessa. puro intrattenimento.

un’ultima cosa: i blockbuster devono fare un sacco di soldi d’incasso

weekend di chiacchierate e pesce, mentre giulia si fa le meritate ferie a rimini.
highlights: l’ottimo pesce che ho mangiato due sere su due, la scoperta di una compagnia amatoriale che girava a corte Ravagnana un lungometraggio in costume, la gente che nn trovi in piazza Erbe (tutta gente della Bassa ovviamente). e poi a chiacchierare. di una compagnia che non esiste più, la nostra ovviamente: no, nn esiste davvero più. ognuno x i fattacci propri. e poi piani futuri, più o meno realizzabili.

niente negramaro stasera, biglietti nn + disponibili. peccato

vero che non scrivo più all’Arena ma ho amici e conoscenti tra i collaboratori: sto seguendo i risvolti – poco simpatici – legati alla nuova foliazione. in particolare, a pagina 13 di oggi:

Costretti a scioperare perché vogliamo lavorare di più e meglio: se da venerdì i lettori non troveranno in edicola L’Arena, sarà perché ai giornalisti non resta altro che scioperare, in difesa del diritto all’informazione e per il bene del giornale.

L’Arena esce da mercoledì 4 luglio nel nuovo formato solo perché la redazione, che per tempo aveva previsto e segnalato — inascoltata — tutte le difficoltà, ha accettato di fare negli ultimi 12 giorni il lavoro di preparazione che si poteva e doveva programmare in due anni.

Abbiamo dovuto accettare di arrivare in edicola senza aver avuto modo di stampare un numero zero, con il sistema editoriale non completamente messo a punto e, soprattutto, con una foliazione che penalizza fortemente il nostro lavoro e priva i lettori di informazione.

I redattori dell’Arena, allarmati per le conseguenze che i ridotti spazi informativi potranno avere anche sulle vendite del giornale, si appellano al direttore responsabile affinché faccia valere le sue prerogative con l’editore e rivendichi il ruolo primario dell’informazione.

Il Comitato di redazione

Desiderare cose che appartengono ad altri,
intrattenere pensieri di malevolenza,
essere arrabbiati con gli altri,
nutrire pensieri di vendetta,
non riuscire ad accettare che qualcun altro sia ammirato,
pensare che le proprie conoscenze siano superiori a quelle altrui anche se non è vero,
provare invidia,
essere avari e non voler condividere i propri averi e le proprie conoscenze,
pensare a truffare gli altri,
credersi superiori,
essere ostinati quando si ricevono delle direttive,
trovare scuse per non ottemperare a queste direttive,
essere vanitosi,
guardare gli altri dall’alto in basso,
pensare che il proprio corpo sia sano e forte e di essere ancora giovani e di non dover morire,
non accorgersi che il corpo diventa più vecchio ogni momento che passa,
che bisogna alimentarlo con cibo e bevande tre volte al giorno,
pensare solo al piacere senza considerare che tutto questo è impermanente.

Queste sono le sedici contaminazioni (upakkilesa); se una sola di esse occupa la mente, allora il cuore si agita, si avvelena e diviene infelice.

è spuntata fuori dopo tempo: la mia presentazione slide durante la discussione della tesi. Un pò d’annata ma i concetti restano validi:

Con Giulia abbiam fatto una mega maratona per concludere la terza serie di Lost: è il momento più adrenalinico delle tre edizioni, nn capisco davvero il calo di ascolti. Lost ha una trama inestricabile, una struttura che tange la genialità (feedback incrociati che si mescolano col presente), riferimenti interni ed esterni. Un vero fenomeno, forse non ancora utilizzato in tutta la sua potenzialità. Ora ci manca l’ultima puntata: nn vedo l’ora.

Grazie Tobi: mi ha linkato un articolo di Vittorio Zambardino (Repubblica) su iPhone (cult), Steve Jobs e soprattutto ghost marketing: l’articolo è questo, e cito:

Il ghost-marketing è la concretizzazione di una legge umana fondamentale: che desideriamo e vogliamo intensamente tutto ciò che non abbiamo, mentre il possesso estingue il desiderio e apre la strada alla conoscenza critica, alla recriminazione, e, alla fine, al rifiuto.

Vero, profondamente vero: la distanza crea desiderio intenso perchè è gioco di aspettativa, attese, immaginazione e rappresentazioni perfette. Proiettiamo i nostri sogni nella speranza sincera che si realizzino. Difficilmente sarà così quando la distanza si azzera e si trasforma in contatto, le aspettative si incrinano, i desideri perdono colore. Si può evitare tutto questo, facilmente, ma ne parleremo altrove.
Iphone è cult perchè si fa attendere: come i film che investono in marketing (Transformers tanto per dire) o le auto che si fanno annunciare un anno prima (Cinquecento). Come la seduzione in amore. Il sabato del villaggio di Leopardi vi dice nulla? O la volpe del Piccolo Principe?

Infine, notizia ufficiosa: l’inserto Economia e Stili di Vita de L’Arena dovrebbe chiudere i battenti. ufficiosa ma sembra reale. mi mancherà