Living indeed
mi ha fatto strano risentire la voce, la splendida voce (questa voce) di Jack Folla sulla radio. uno zapping notturno in auto e l’ho riconosciuto, e ovviamente ascoltato.
sarà anche per questo che inconsciamente ho ritrovato il libro con la raccolta dei suoi monologhi, il meglio della trasmissione.
dentro c’era anche lo scontrino: anno 2002. avevo iniziato ma mai finito quel libro.
missione compiuta tra barcellona, barceloneta e i lidi. strano sapore, tanti ricordi.
Alcatraz era andato in onda più di 10 anni fa e di cose nel mezzo ne son passate tante. ma come non ricordare le puntate registrate sulle cassette? a proposito mon, spero tu le conservi ancora da qualche parte
una piccola geniale perla
vi è capitato di leggere “The dead”, il racconto finale di “Dubliners” (James Joyce of course)?
si, sono le letture forzate da liceo, quelle che difficilmente poi riprendi in mano.
cmnq Joyce è inevitabilmente Joyce e nell’ultimo spezzone di “Gente da Dublino” tocca corde sublimi, a suo modo.
La storia è questa. leggetela.
il pensiero della vita e della morte si confonde e si perde (e cosa potrebbe essere altrimenti?) e si snoda in una nevicata silenziosa, senza punti di arrivo. e pazienza. ci pensavo oggi in chiesa: i vivi hanno esigenze e rituali da espletare, i morti no. tutto è per i vivi. e questo dovrebbe forse sollevarci un pò il cuore.
non aggiunge e non toglie nulla alla storia della musica ma questo video mi ha ipnotizzato e negli ultimi giorni è entrato nei miei loop.
iniziamo da un aneddoto: la canzone, che non conoscevo e ignoravo quanto l’esistenza del gruppo, l’ho scoperta grazie a Shazam mentre ero in giro per negozi. melodia carina e la curiosità è scattata: ok l’iPhone ha decretato Stay, Hurts.
E Stay sia. Pop carino, meno banale della media, ci sta.
Il video invece, un piccolo cortometraggio. Perchè mi piace:
- la pietra lavica e le coste islandesi sono magnetiche e fanno da controcanto perfetto all’atmosfera della canzone
- le ballerine: all’inizio ferme, immerse nel velo mosso dal vento. un fotogramma solenne. per tutto il video mi ricordano i cori delle tragedie greche. un fascino molto distaccato, quindi ancora più fascinoso
- i piani lunghi dei protagonisti incastonati tra cielo e terra. poetici
- le inquadrature sfocate e i primi piani incastrati
- il piano suonato a vista mare (e che mare) e l’orizzonte che bussa
- la bellezza algida della protagonista
Insomma: bello
quante hit “belle” deve contenere un album per essere definito “un gran album”?
è logico che, esclusi i concept, la somma dei singoli misura la qualità complessiva dell’album.
Per me la risposta è 4 o 5.
Esempi? I primi che mi vengono in mente: Californication / Ok computer / Absolution / The dark side of the moon / Black album / Microchip emozionale / Go / Audioslave.
a rodi, in vacanza, veloce zapping prima di cena per beccare la prima puntata di xfactor. guardo elio ma soprattutto ascolto la prima concorrente. canta Lamerica di Gianna Nannini: mi fulmina. Ha un fascino misterioso (capelli rossi rulez) e una voce esplosiva. Così fragile e timida ma potente, tormentata.
Tifo per lei.
Poi xfactor lo seguo saltuariamente su yotube, guardando qualche esibizione dal vivo e le gag di elio. poco altro.
continuo a tifare.
Scopro che arriva in finale e, tornando a casa, zapping pre nanne: vedo la proclamazione del vincitore di xfactor.
mi gusto la sua vittoria. ne godo. un talento vero, senza fronzoli.
non credo (lo spero) diventerà mai una popstar ma (lo spero) sappia esprimersi fino in fondo. il successo da showbiz può attendere e può anche non arrivare mai.
la musica è altro, no?
Nathalie.
Restare in silenzio
Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.
Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un improvvisa stravaganza.
Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l’uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.
Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.
Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
È della vita che si tratta;….
Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.
Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.
Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.
Pablo Neruda