emmaus (baricco)

se l’inizio è stato sofferto e stavo quasi per abbandonarlo (e raramente sono arrivato a lasciare un libro prima di finirlo), procedendo ha catturato la mia attenzione in modo quasi passionale, una valanga in corsa fino all’ultima pagina.
non vorrei direi che è tra i migliori 3 di baricco, forse addirittura il secondo: non lo dico ma lo penso.
è doloroso, chiuso, drammatico eppure così intimista: una raccolta riflessione sul crescere, forse.

libri mondo

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libri mondo: bel concetto

altrimenti lasciate stare

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dino buzzati

tanto ignorato quanto originale, forse anche noi italiani abbiamo avuto un nostro Borges e non ce ne siamo accorti.
buzzati ha scavato (e le sue pagine continuano a farlo) nelle pieghe della gente, con un tocco profondo.

è giocoso, ambiguo, rivelatore e talvolta molto disincantato. credo ci voglia tanta tristezza per arrivare a vedere certi punti oscuri.
ammettere che esistano è, da solo, sinomino di arresa incondizionata.

Borges più visionario e sognatore, Buzzati forse più Esopo e Poe in certi tratti.
peccato se ne parli tanto poco: ricordo di averlo incrociato alle scuole medie con “Il colombre” e al liceo con “Il deserto dei Tartari”. stop.

troppo poco

Sos libri

letto su Millionaire e caldamente consigliato ai bibliofili incalliti: qui si salvano i libri dal macero e li si vende a 3 euro l’uno. e i vantaggi non finiscono qui.
il link www.sos-libri.it enjoy

si chiama mondo

alcatraz

mi ha fatto strano risentire la voce, la splendida voce (questa voce) di Jack Folla sulla radio. uno zapping notturno in auto e l’ho riconosciuto, e ovviamente ascoltato.

sarà anche per questo che inconsciamente ho ritrovato il libro con la raccolta dei suoi monologhi, il meglio della trasmissione.
dentro c’era anche lo scontrino: anno 2002. avevo iniziato ma mai finito quel libro.

missione compiuta tra barcellona, barceloneta e i lidi. strano sapore, tanti ricordi.
Alcatraz era andato in onda più di 10 anni fa e di cose nel mezzo ne son passate tante. ma come non ricordare le puntate registrate sulle cassette? a proposito mon, spero tu le conservi ancora da qualche parte

una piccola geniale perla

 

 

la strega e gli spazi

de La strega di Portobello (intrigante ma nn certo il migliore di Coelho) ricorderò questo: gli spazi in bianco.

Cito:

La musica esiste solo perchè ci sono le pause. Le frasi vivono soltanto perchè ci sono gli spazi in bianco. Nel momento in cui mi fermo capisco che manca qualcosa.

Agire, correre, riempirsi di cose da fare per non avere spazi in bianco, che costringono a riflettere. ad essere onesti, senza inibizioni, oltre la nostra volontà.

Il vuoto spaventa più del pieno.
La sincronia ha voluto che mentre leggevo nonna mi raccontasse di un’amica appena pensionata e alle prese con un problema: dopo 50 anni di lavoro continuo si ritrova ora senza sapere che fare: spiazzata.

e, per “disintossicarsi” ora ritorna a fare qualche ora di lavoro al giorno, poco per volta.
quale esempio migliore?
ps: non è che la parte pregiata della vita siano proprio questi spazi in bianco?

la moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo

Se Giulia non l’avesse scoperto e amato io certamente non l’avrei mai scoperto, neppure sfogliato.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” esce molto dai canoni, è fantascienza ma ben incardinata su una storia d’amore, impetuosa e controcorrente. Il mix non lascia indifferenti.

non è una favola, i personaggi non sono eroi. la trama è attraversata da un noise, un rumore costante, che rendo il tutto ancor più vero e quasi tangibile.

Le coordinate temporali saltano, gli eventi si incrociano in modo bizzarro, che rimane? in 500 pagine qualche risposta c’è e, alla fine, anche la voglia di commuoversi.

me ne sono ritrovato immerso. è bellissimo.

ps: poi scopro su Wikipedia che ne faranno un film. Lei: Rachel McAdams. è bella, è rossa, è perfetta. Lui: Eric Bana, no. è troppo macho. serve Adrien Brody: un fascino meno esibito, più tormentato.
temo la riduzione cinematografica, la storia è troppo lunga e densa per solo 2/3 ore di pellicola.
io ne farei un telefilm: e verrebbe bene.

l’eleganza del riccio

sarei curioso di vederlo trasposto al cinema, consapevole però che sicuramente ne guasterebbero lo spirito elegante e raffinato. è una piccola perla che ho divorato in un viaggio in treno e nella notte successiva, affamato di sapere come sarebbe finito.

la storia, i personaggi, tutto si muove in punta di dita, in quell’ “eleganza del riccio”espressa così:

fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti

rimane la bellezza della quotidianità e il coraggio di osare dietro le apparenze. l’ironia di saltare oltre i clichè. il piacere di sorprendersi. in un’ultima analisi, il gusto della vita.

sorprendente, anche nel finale.
difficile a spiegare ma sento qualche contatto con Il favoloso mondo di Amelie. sarà lo stesso gusto per le minimalia forse.